Il mio PROGRAMMA per andria

Le mie proposte per Andria e perché dovresti leggerle con attenzione

Scarica il "Libretto d'istruzioni per una città possibile"

introduzione

Il programma elettorale è la base del programma di governo per la Città, quello che porterà alla stesura delle linee programmatiche per il mandato amministrativo 2020-2025, documento da discutere e approvare in Consiglio Comunale immediatamente dopo il suo insediamento.

 

Si articola per grandi aree di intervento, di impostazione politica e di ampio respiro, utili a tracciare la visione di comunità: leggere la città attuale per disegnare quella futura.

 

Ultimata la fase partecipativa della campagna elettorale, questa pista di lavoro sarà corredata da suggerimenti e azioni concrete che renderanno visibili gli impegni e faciliteranno l’idea dell’Andria che sarà.

 

Punto di partenza, inevitabile da citare per rispetto agli andriesi, è la consapevolezza della precarietà economica in cui versa la nostra Città, stante il suo conclamato stato di pre-dissesto finanziario.

 

Dai recenti atti approvati dalla gestione commissariale, si evince chiaramente che il disavanzo di esercizio ammonta ad € 73.389.601,08; somma destinata purtroppo ad aumentare in considerazione del fatto che, con il passare del tempo, aumentano i debiti fuori bilancio e manca ancora la verifica puntuale del contenzioso in essere e a formarsi.

 

Quindi, per i prossimi 15 anni, gli andriesi non solo devono pagare imposte e tasse con le aliquote al massimo delle previsioni di legge, ma devono anche pagare una quota del debito ereditato dalla gestione economica fallimentare del centro-destra.

 

Nella difficoltà consapevole di questo stato di cose, programmare il futuro di Andria non può e non deve spaventarci.

 

Anzi!

 

Deve chiamarci tutti a raccolta nel lavoro di ricucitura di un tessuto sociale disgregato e deve stimolarci a sfoderare le energie migliori per risalire la china.

 

Filo conduttore del programma, appunto, è la ri-partenza: economica, sociale, morale, culturale, valoriale, industriale, turistica, sportiva, associativa, imprenditoriale, commerciale, strutturale, ambientale.

 

Tutto, attraverso la riqualificazione dell’esistente, l’innovazione, la bellezza, la cooperazione, la visione.

 

Gli andriesi al centro con le loro fragilità e con la contestuale ambizione di rialzare la testa, di recuperare la dignità e l’orgoglio di appartenenza a questa Comunità di cui bisogna prendersi cura, con pazienza e lungimiranza.

 

Punto di arrivo è la convinzione di avere tutte le potenzialità necessarie per sprigionare energie positive. Risorse sane di persone e di idee che, all’unisono, costruiscono mattone su mattone la Città del futuro.

 

Quella che tutti desideriamo e meritiamo.

 

La nostra Andria!

 

Con questo programma generale ci mettiamo in cammino attraversando i quartieri, le periferie, le tante realtà di una Comunità che stenta a percepirsi coesa ma che, invece, deve fare uno sforzo importante per sentirsi coinvolta in questo processo generativo e migliorativo.

 

Raccogliendo idee e suggestioni ed ispirandoci anche ad esempi di buone pratiche amministrative, implementeremo il lavoro programmatico indicando scelte prioritarie e spiegando come attuarle (modalità, tempi, risorse).

 

Partecipare costa fatica ma è la chiave di volta per disegnare una città plurale. Viva. Sicura. Competitiva. Attrattiva. Intelligente.
Pulita. Inclusiva. Accogliente. Decorosa. In movimento.

 

Con una forte identità.

 

La lettura del programma rende plasticamente chiaro il senso di cooperazione tra pubblico e privato: sarà un modello di lavoro declinabile per tutti gli ambiti di intervento.

 

Questa Città non potrà risollevarsi solo con l’azione amministrativa che sarà certamente forte, determinata e di larghe vedute.

 

Occorre il supporto concreto degli andriesi, di tutti e di ciascuno.

 

È una sfida epocale di cui dobbiamo tutti farci carico.

 

La pluralità nell’azione sarà il punto di forza della nuova Andria.

 

Substrato indispensabile su cui lavorare per gettare le basi di questo lavoro radicale, sarà l’imprescindibile revisione ed efficientamento della macchina amministrativa che, valorizzata nelle risorse umane, costantemente formata e qualificata, digitalizzata e modernizzata in tutti i suoi settori (dall’area del personale alla Polizia Locale, dal settore patrimonio all’Ufficio di Piano, dall’Ufficio Tributi al settore cultura/sport e pubblica istruzione, dall’Ufficio ambiente al settore urbanistico e pianificazione del territorio ecc.) , diverrà la centrale operativa di una Città in cammino, in ripresa, in riscatto.

 

ADESSO!

icon6.1

ambiente

La qualità della vita degli andriesi deve basarsi sulla definizione di un nuovo rapporto con l’Ambiente.

Vivere la Città in modo sostenibile, rispettando le risorse naturali senza alterare il nostro ecosistema, è una priorità assoluta che riguarderà questa amministrazione ma che non potrà prescindere dal comportamento di tutti i cittadini.

Il Comune ha la responsabilità di tenere pulite le strade, le piazze, le aree verdi e tutti gli spazi pubblici; dal canto loro i cittadini devono percepire la necessità di rispettare tutto ciò che è Bene Comune.

Solo da questo meccanismo integrato discenderà la possibilità di lasciare alle future generazioni una città più pulita, curata ed eco-sostenibile.

Arrivare a questo obiettivo significa, sin da subito, attivare un processo educativo basato sul rispetto per la cosa pubblica, in cui tutta la nostra comunità si dovrà impegnare sentendosi protagonista e partecipe.

Andria ha bisogno di un piano straordinario di greening urbano che contrasti l’imperante processo edilizio che ha caratterizzato la politica fin qui attuata, senza un’idonea dotazione di arredo verde a servizio dei cittadini.

La nuova Amministrazione interverrà attraverso misure di forestazione urbana, di promozione di orti urbani diffusi e di esperienze di progettazione e di architettura del paesaggio che, anche in realtà limitrofe alla nostra, hanno cambiato il volto delle città già nel breve e medio termine.

Il verde in una città è un fattore determinante per migliorare la qualità della vita di ogni suo cittadino ed è collegato al tema della qualità dell’aria che respiriamo.

Anche la recente esperienza dell’emergenza sanitaria da Covid-19, nella cui morsa siamo tuttora imbrigliati, ci impone di fare investimenti comportamentali e scelte politiche mirate a potenziare il tema della qualità dell’aria che respiriamo, della creazione di condizioni di eco-sostenibilità ambientale, della necessità di avere più luoghi per la decompressione dai ritmi della città.

Sarà quindi necessario incrementare, dove possibile, il verde urbano e soprattutto dare nuova vita ai parchi già esistenti attraverso il coinvolgimento di associazioni, privati e cittadini.

La sostenibilità nella nostra Città passa anche dalla mobilità che la attraversa.

Nonostante la conformazione urbana di Andria consenta di percorrerla in lungo e in largo, da una direzione all’altra, in un tempo massimo di cammino a piedi di 30 minuti nella totalità della sua estensione, ancora lontano è il processo di educazione all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi e sostenibili da un punto di vista ambientale.

Su questo dovremo impegnarci, con maggiore rigore, stimolando i cittadini ad usare sempre meno le auto, collaborando attivamente, fin da subito, per evitare il congestionamento soprattutto nelle aree centrali della città; immediata e positiva sarà la ricaduta sulla qualità dell’aria che respiriamo.

I parcheggi di scambio andranno ripensati e sostenuti, unitamente al byke-sharing, incentivando il più possibile l’uso delle auto elettriche.

Affermare la mobilità alternativa non può prescindere dalla redazione di un Piano Urbano di Mobilità Sostenibile (strettamente connesso al Piano Urbanistico Generale) da avviare tramite strumenti di regolamentazione innovativi e coraggiosi della viabilità locale, puntando a quattro obiettivi prioritari:

fluidificazione del traffico, con l’illuminazione dei punti di conflitto dei flussi viari, fermo restando un piano di trasporto pubblico e dei parcheggi idonei a ridurre drasticamente l’uso dell’auto privata;

maggiore sicurezza degli utenti della strada (minor pericolo per gli automobilisti, sicurezza per i ciclisti e per i pedoni); abbassamento dei livelli di immissione dei gas di scarico;

avvio di una seria educazione alla mobilità alternativa all’auto privata, nonché realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili continuativi (ciclopolitana urbana).

Fondamentale sarà anche l’attuazione del Piano Energetico Comunale, attraverso la riconversione energetica totale del patrimonio della pubblica illuminazione e dei sistemi di telecontrollo, oltre che con la micro-generazione distribuita e l’efficientamento energetico degli edifici.

Un elemento distintivo nella progettazione della città del futuro sarà rappresentato dal principio della resilienza urbana ai cambiamenti climatici.

Un piano della resilienza urbana permetterà di programmare interventi per mitigare e gestire i rischi derivanti da fenomeni naturali e antropici.

La priorità è sicuramente la mitigazione del rischio idrogeologico anche a partire, per esempio, da una maggior tutela dei sistemi artificiali e naturali (lame e canali) posti a presidio della Città per ridurre il pericolo delle alluvioni.

Andria può divenire culla dell’innovazione nell’ambito della sostenibilità e delle politiche di mitigazione di adattamento della biodiversità e nella lotta al cambiamento climatico, riscattandosi dal debole ruolo ricoperto in questi anni sotto questo profilo.

L’ ambiente cittadino ha fatto registrare un livello di inquinamento che, secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA), è sistematicamente vicino alla soglia massima di tolleranza ed una gestione dei rifiuti ben lontana dal raggiungere adeguati standard di sostenibilità ambientale attraverso la sua riduzione.

Per invertire questa tendenza Andria deve compiere una rivoluzione.

Deve cominciare a trasformarsi divenendo una Città ecologicamente responsabile, che non si limiti a rispettare gli obiettivi prescritti da leggi e direttive ma sperimenti soluzioni coraggiose dal punto di vista tecnologico, culturale e sociale.

Andria dovrà perfezionare il sistema di raccolta dei rifiuti puntando all’ obiettivo rifiuti zero.

Molti cittadini, a fronte dei tanti disservizi e degli elevati costi di gestione, si sono disaffezionati dalla pratica della differenziata, non avendo mai usufruito di una premialità e/o incentivazione.

Anche l’isola ecologica, il cui servizio è spesso sospeso per diversi motivi, si è rivelato insufficiente a coadiuvare i cittadini nell’opera di educazione allo smaltimento del rifiuto.

Confidando in bandi specifici e misure economiche idonee, la nuova Amministrazione dovrà dotare la Città di più punti di raccolta e smistamento, oltre ad attuare politiche di controllo da un lato più severe, dall’altro premiali per quei cittadini ecologicamente virtuosi.

Quello dell’ambiente è un ambito strategico su cui incentrare l’azione amministrativa, stante la stretta correlazione con il concetto di benessere e di tutela della salute pubblica, indispensabile per consentire agli andriesi di vivere al meglio la loro quotidianità.

È una sfida impellente, cui nessuno può sottrarsi.

ADESSO!

welfare

Andria deve essere una Città accogliente e solidale, a misura di bambino, di giovane, di adulto e di anziano.

Deve garantire il rispetto degli eguali diritti previsti dalla Costituzione e deve facilitare i percorsi di eguaglianza sociale.

Occorre promuovere un nuovo patto sociale, fondato sul welfare generativo, comunitario e di prossimità, costruito sul mutualismo e sui beni comuni.

 

È necessario realizzare una sinergia con i servizi sociali del Comune, le realtà del Terzo settore e il processo di community organizing.

 

La comunità territoriale è il primo sotto-sistema in cui l’individuo soddisfa i propri bisogni sociali.

Vogliamo promuovere il diritto alla città condizionando le scelte con forme di ampliamento e attribuzione di potere (empowerment), partecipazione e controllo.

 

Il volontariato, l’associazionismo e la cooperazione sociale hanno dimostrato, negli ultimi anni, di essere in grado di rispondere in maniera qualificata alla domanda di partecipazione e di relazionalità che rappresenta la nuova dimensione dei bisogni sociali.

 

Al contempo, purtroppo, tale consolidato patrimonio sociale è stato soffocato da politiche amministrative miopi e clientelari che, di fatto, unitamente a una cattiva gestione economica delle risorse pubbliche, hanno portato al collasso dell’intero sistema.

 

Il tema della coesione sociale e l’esigenza di un rafforzamento del welfare, sotto il profilo di metodo ed efficacia, sarà una sfida centrale per la prossima amministrazione.

 

L’ultimo decennio ha segnato irreversibilmente la frammentazione del tessuto familiare e sociale, a causa della grave e più generale crisi occupazionale e lavorativa, oltre che per l’incapacità della politica locale di gestire questa irreversibile parabola discendente; ne è derivato, al contempo, un solido aumento delle diverse fragilità e diseguaglianze.

 

Una fascia importante della nostra popolazione è a rischio di esclusione sociale e la domanda di servizi, specie di natura straordinaria e assistenziale, è cresciuta senza che vi sia stato un serio processo di governance del fenomeno.

 

Poiché crediamo che la Città sia un bene comune e nessuno deve essere escluso da questo percorso di sviluppo, realizzeremo un piano straordinario di welfare e del lavoro per le fasce più fragili della popolazione.

 

Un piano che preveda forte integrazione tra diritti/bisogni (diritto ai servizi, alla casa, al lavoro), con una particolare attenzione ai minori, alle persone con disabilità e non autosufficienti.

 

La gestione del welfare deve passare attraverso un Piano sociale di Zona partecipato con il Terzo Settore e lungimirante che sappia anche favorire la piena integrazione socio-sanitaria per giungere, lì dove è necessario, pure alla progressiva domiciliarizzazione dei servizi erogati, con copertura dei relativi costi.

 

Dove i cittadini non potranno essere fruitori diretti ed immediati dei servizi pensati per accompagnarli e sostenerli, sarà l’efficiente rete di servizi stessi posta in essere a valicare i confini dell’amministrazione comunale coinvolgendo tutte le forze sociali.

 

Andria deve acquisire la consapevolezza di essere una Comunità educata alla prossimità ed educante nel sociale.

 

Una Comunità che si riconosca in un modello di crescita sensibile alle disuguaglianze e ai diritti.

 

Che riesca a generare politiche orientate all’integrazione, all’accompagnamento e alla tutela dei più deboli.

 

La creazione di una Città del benessere passa attraverso differenti direttrici di intervento.

 

La prima è legata alle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economica e occupazionale.

 

La seconda attiene alla riorganizzazione dei servizi offerti per favorire l’inclusione sociale.

 

La terza direttrice deve puntare ad agevolare la crescita del capitale sociale intervenendo attraverso politiche attive di promozione sociale, culturale ed educativa, in sinergia con tutte le agenzie formative territoriali (scuola, enti ecclesiastici, cooperative, rete del volontariato, enti di promozione sociale e così via).

 

Le fragilità in aumento vanno affrontate con un investimento massiccio del proprio bilancio e producendo grandi sforzi sui servizi di accesso, familiari, semiresidenziali e residenziali.

 

E’ di tutta evidenza quanto non sarà sufficiente investire risorse se non ci sarà un’adeguata azione integrata che riesca ad intervenire in modo strutturale sulle principali cause del bisogno, individuando in modo efficace e partecipato le priorità su cui intervenire e agendo secondo i principi della integrazione/reintegrazione sociale ad ampio raggio.

 

Andria deve incrementare la propria dotazione di alloggi popolari e residenzialità, anche sperimentando le innovative forme di co-housing, per soddisfare la domanda crescente di abitazione pubblica, spingendosi ad introdurre modelli di social housing, attraverso la collaborazione tra pubblico e privato e il riutilizzo di edifici dismessi, nonché quelli confiscati alle mafie.

 

Andria deve garantire i dispositivi necessari per promuovere una maggiore conciliazione di vita e lavoro delle donne, partendo dal sostegno agli asili nidi privati (visto che quello comunale, già di per sé insufficiente a soddisfare la domanda, non c’è più), per arrivare al potenziamento delle sezioni primavera, ai voucher di conciliazione, ad elaborare piani dei tempi e degli spazi più congeniali al ruolo della donna/mamma nella società.

 

Andria deve diventare la Città dei diritti. E deve saperli garantire, promuovere e tutelare.

 

Deve rimuovere tutti gli ostacoli culturali e fisici che impediscono alle persone con disabilità e alle loro famiglie di sentirsi pienamente cittadini, istituendo la figura del Disability Manager.

 

Deve dotarsi di un efficace Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) e deve stanziare fondi cospicui (da reperire extra bilancio) per il sostegno all’educazione, allo sport e al lavoro, aumentando l’accessibilità dei luoghi del commercio e della cultura.

 

L’amministrazione solidale dovrà farsi carico di favorire iniziative culturali finalizzate a creare dialogo tra le differenze, a proporre attività educative e di contrasto all’omofobia rivolte ai giovani e alle scuole, a prevenire la violenza di genere e sui minori e a supportare a livello legale, psicologico e medico chiunque, suo malgrado, sia vittima di violenza o discriminazione di ogni genere.

 

Andria deve intervenire massicciamente contro le povertà (educative, economiche, sociali, alimentari), contrastando tutte le cause che le generano, a partire dalla mancanza di lavoro, di educazione e di integrazione sociale.  Altresì, deve dare impulso alle misure di attivazione del terzo settore con l’erogazione di incentivi per lo start up di imprese sociali.

 

Contro tutte le povertà, sarà indispensabile istituire un fondo di tutela per i più deboli, attingendo a risorse extra comunali che dovranno essere intercettate, facendosi trovare pronti con la progettazione di misure di sostegno mirate.

 

Tante sono le azioni pensate per il welfare del futuro, da mettere in campo nel breve e lungo termine (per citarne alcune):

  • ADI, Assistenza Domiciliare Integrata, rivolta a persone in difficoltà, integrando di concerto con l’ASL i servizi sanitari con quelli sociali;
  • l’ADE, assistenza Domiciliare Educativa;
  • l’integrazione scolastica, per sostenere nei percorsi formativi gli studenti con disabilità e le loro famiglie;
  • Centro polivalente per Disabili per far fronte alle grandi difficoltà delle famiglie con figli disabili;
  • Centri di Aggregazione Giovanile, nei quartieri periferici, indispensabili per la lotta all’emarginazione, per favorire percorsi di inserimento e dotare i quartieri di luoghi di socialità;
  • Centro Polivalente Anziani;
  • Centri Aperti Polivalenti per minori e adolescenti;
  • Strutture residenziali per minori;
  • welfare community;
  • cooperative di comunità.

 

E poi, ancora:

  • rendere fruibile la struttura residenziale “Dopo di Noi” per sostenere le famiglie di disabili;
  • potenziare e sostenere il Centro Antiviolenza, per aiutare le donne in difficoltà o vittime di violenza;
  • istituzionalizzare lo sportello contro il gioco d’azzardo;
  • attivare in collaborazione con la Polizia di Stato uno sportello per la sicurezza dei minori sul web;
  • sostenere e rafforzare gli Asili nido e servizi socio-educativi per la prima infanzia;attiva
  • re percorsi di riapertura dell’Asilo Nido comunale;
  • strutturare organicamente lo sportello per l’affido e l’adozione dei minori;
  • attivare politiche di integrazione reale per l’immigrazione;
  • social-housing, co-housing e tanto altro).

 

Per individuare le azioni concrete, abbiamo fatto tesoro delle diverse esigenze manifestate dai cittadini con cui ci siamo costantemente confrontati e a cui, per dovere di lealtà, abbiamo l’obbligo di precisare che la realizzazione di tutto ciò che serve per rendere il welfare pratico ed efficace, passa dalle azzerate risorse economiche dell’Ente e, quindi, dalla necessità di migliorare il bilancio comunale e di attingere a misure economiche strategiche, straordinarie, extracomunali, per puntare a obiettivi specifici.

 

Costa lavoro ma si può fare! Abbiamo tutte le carte in regola per rialzarci, insieme.

 

Imprescindibile, nell’immediato, sarà ripristinare e garantire i servizi fondamentali, attraverso una cooperazione paziente, laboriosa e rispettosa.

 

ADESSO!

icon13.1

CULTURA

Andria ha perso la centralità culturale che per tanto tempo l’ha caratterizzata in ambito provinciale e regionale, fino a toccare, con alcune attività specifiche, punte di interesse nazionale ed internazionale (Qoco, Festival di musica etnica, Castel dei Mondi, Festival Internazionale per Orchestra Ritmico-sinfonica, Festival dei Suoni del Mediterraneo, ecc.).

 

L’investimento culturale è l’investimento di una città che ha bisogno di riconoscersi e di essere riconosciuta. Di una città pulsante e vivace nelle proposte e nelle azioni.

 

La politica dell’ultimo periodo ha mortificato l’idea di cultura intesa come strategia di crescita generale della nostra comunità.

 

Dobbiamo ripartire proprio dalla cultura come tema centrale, ridando dignità e valorizzando le tante energie attive e i talenti rimasti inespressi, difendendo l’ambizione di un contesto più civico, più sensibile, più creativo.

 

Le manifestazioni storiche, religiose e commemorative andranno ripristinate e ripensate in chiave moderna e accattivante perché costituiscono le radici dell’offerta culturale andriese.

 

Moltiplicare sedi ed occasioni di confronto culturale e di partecipazione contribuirà al rilancio della città e costituirà una grande occasione di sviluppo e di lavoro qualificato, proteso al futuro, capace di attrarre nuovi investimenti e nuove partnership.

 

Andria dovrà essere un modello di Città attenta alle esigenze di partecipazione degli operatori culturali e dei cittadini.

 

Dovrà realizzare un sistema di biblioteche pubbliche presso ciascun quartiere. Attivare in rete i teatri di prossimità e lanciare iniziative quali musica, arte e cultura in periferia contro il degrado e l’isolamento dei luoghi più marginali ma, soprattutto, dovrà lavorare con e dentro le scuole e gli oratori utilizzando i loro spazi, valorizzandoli come luoghi di aggregazione sociale.

 

Un lavoro non facile ma assolutamente necessario che deve coinvolgere tutta la città.

 

L’amministrazione, anche in questo settore dovrà fare da regia e facilitatore di processi virtuosi di cooperazione che andranno sostenuti necessariamente con il ricorso a fondi extra-comunali e con la collaborazione economica di soggetti privati filantropi.

 

Andria non ha luoghi comunali idonei per la cultura, ad eccezione di quelli di recente realizzazione, purtroppo interdetti al Pubblico utilizzo o parzialmente abilitati.

 

In questo vuoto generalizzato, fiore all’occhiello restano le tante realtà locali, piene di inventiva e di capacità imprenditoriale che, purtroppo, si scontrano ripetutamente con un sistema amministrativo appesantito da pratiche gestionali farraginose e spesso costose, che inibiscono qualsivoglia attività.

 

La sfida, invece, deve essere proprio questa: fare tesoro del potenziale culturale esistente e incentivarlo, dislocarlo nei diversi quartieri perché tutta la città possa essere interessata ad un processo culturale di sviluppo e di visibilità.

 

Teatro diffuso, manifestazioni itineranti, calendari di eventi qualificati e qualificanti, realizzabili anche con la compartecipazione economica, sia pure a costi simbolici, di tutti i cittadini.

 

L’offerta culturale deve essere in grado di soddisfare le esigenze di tutte le età, dall’infanzia agli anziani.

 

A tal fine anche gli spazi pubblici aperti, resi idonei con interventi di riqualificazione, potranno divenire teatri e contenitori naturali in grado di ospitare espressività di ogni tipo.

 

Andria deve avere l’ambizione di divenire capitale della cultura, anche puntando sul suo patrimonio storico-artistico, strettamente collegato a tutto il circuito federiciano che ben si sposa con l’investimento in termini di offerta futuristica della città.

 

Tutti questi passaggi mirano a vedere protagonisti gli operatori del settore che unitamente a scuole e parrocchie, saranno il punto di riferimento competente di una Città che vuole riscattarsi dalla scarsità dell’offerta culturale.

 

E poi i giovani!

 

L’azione politica, soprattutto nel settore culturale, dovrà tenere in considerazione questa risorsa così importante che, in tempi tanto difficili anche per via delle ristrettezze economiche, ha dimostrato di essere cuore pulsante di una città dormiente.

 

Con i giovani si deve fare programmazione culturale, recependo le loro istanze e valorizzando la loro creatività.

 

Senza mai sfruttarli, anzi: promuoverli e incoraggiarli a restare nella nostra Città perché deve valerne la pena.

 

Andria ha una vivacità culturale giovanile sotto traccia, che attende solo di essere scoperta e lanciata.

 

I giovani muovono il mondo, figuriamoci quanto possono muovere una città, la nostra.

 

Ma occorre dar loro fiducia, camminando al loro fianco come istituzione pubblica.

 

Li si dovrà coinvolgere nella gestione degli spazi comunali, responsabilizzandoli. Questo vale per la cultura ma anche per tanti altri ambiti organizzativi della Città Possibile.

 

A tutto questo lavoro per la cultura dovrà aggiungersi quello da realizzare ogni giorno a sostegno dell’istruzione.

 

Il lavoro nelle scuole, con le famiglie, il raccordo continuo con i dirigenti scolastici per dare una formazione qualificata e adeguata gli studenti perché solo così si coltiva l’interesse di sapere e la fame di cultura.

 

Occorrerà rinnovare un patto di civiltà, per rimettere in gioco l’idea di una cittadinanza veramente attiva.

 

Solo con questa visione si può ripartire per contribuire al reale progresso culturale della nostra Città.

 

ADESSO!

icon8.1

governo del territorio

Ripensare il territorio e rileggerlo alla luce di nuovi strumenti normativi, che costituiscono un impulso straordinario offerto all’attività di pianificazione territoriale e alla esigibilità del diritto di abitazione, costituiscono l’imperativo da cui partire per innovare culturalmente e concretamente la nostra Città.


Di particolare importanza è l’avvio del processo di elaborazione di un piano di governo del territorio fondato sui principi dell’visione complessiva, innovativo e strategico, capace di assicurare uno sviluppo armonico di questa Comunità.


Andria, pur essendo tra le prime 50 città italiane per numero di abitanti e tra le prime 20 per estensione territoriale, scivola mestamente agli ultimi posti della classifica nazionale per dotazione di servizi, livelli occupazionali, spazi dedicati alla cultura e tempo libero e per la qualità della vita in generale.


Si tratta, dunque, di riportare al centro della discussione e dell’azione politica una visione complessiva di Andria e del suo territorio straordinariamente ricco, della sua capacità rigenerativa con il dichiarato intento di potenziare la dotazione di spazi verdi fruibili e adeguatamente attrezzati, di valorizzare e connettere le valenze naturalistiche, idrogeomorfologiche e insediative, di riqualificare aree centrali e periferiche, di contrastare l’ulteriore consumo di suolo (nel rispetto dei diritti acquisiti), di strutturare un piano di mobilità sostenibile capace di garantire l’intermodalità, la pedonalità e ciclabilità, di alleggerire il traffico automobilistico e ridurre drasticamente il conseguente insostenibile inquinamento atmosferico.


Un piano di governo del territorio che possa creare e innovare occasioni di lavoro di cui possono beneficiare gli operatori del comparto edilizio (la cui straordinaria e ovunque riconosciuta capacità e sapienza operativa sono da anni compresse e inespresse e trovano purtroppo limitato e obbligato sfogo fuori da Andria e in giro per l’Italia), le professioni, le attività tradizionali e innovative legate agli ambiti forestali, agricoli, agroalimentari, artigianali, energetici e commerciali.


La scelta politica e programmatica di mettere al centro il tema del governo del Territorio è sostenuta da diverse motivazioni di carattere generale e specifico.

Da una parte bisogna dare risposte ai grandi temi della città e del paesaggio contemporanei, azione che passa dal perseguimento di obiettivi strategici che orientano le politiche di pianificazione degli ultimi anni, quali: la protezione ambientale, la resilienza ai cambiamenti climatici, la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, la rigenerazione delle aree periurbane, la valorizzazione dei contesti rurali, il contrasto all’ulteriore consumo di suolo, la mobilità urbana e territoriale sostenibile, l’adesione ai programmi europei del Green New Deal e della Next Generation EU e le opportunità operative e occupazionali ad essi strettamente connesse.


Dall’altra, va preso atto che il Piano Regolatore Generale vigente, che ha ormai 25 anni, ha dimostrato plasticamente tutti i limiti originari, ovvero sovradimensionamento delle aree di previsione in base alla popolazione residente, abnorme estensione di aree destinate a servizi ad oggi non attuati, caducazione dei vincoli conformativi, difficoltà di realizzazione dei piani esecutivi di secondo livello (piani particolareggiati, lottizzazioni, zone B3 – B4), normativa di accompagnamento farraginosa, limiti concettuali e strutturali.


A rendere ancor più difficile l’attuazione del nostro PRG sono da una parte le previsioni dei piani sovraordinati che hanno imposto in area urbana e rurale vincoli di natura paesaggistica (il PPTR/Piano Paesaggistico Territoriale Regionale ) e idrogeomorfologica (il PAI/Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico) e una serie di grandi interventi di programmazione extracomunale, recenti e non, previsti dagli strumenti comunali vigenti, che avranno un impatto enorme sull’assetto urbano e territoriale; in particolare si fa riferimento all’interramento parziale del tratto urbano della Ferrotramviaria Bari-Nord, la realizzazione del nuovo grande Ospedale in contrada Macchia di Rose, la sistemazione del canale Ciappetta-Camaggio.


In ultimo, a parte le evidenti opportunità di governare i richiamati processi in atto e non adeguarsi e subirli passivamente, l’amministrazione comunale non può più eludere gli obblighi derivanti dalla normativa Regionale e Nazionale che impone l’adeguamento degli strumenti urbanistici al sovraordinato Piano Paesaggistico Territoriale Regionale (PPTR), la redazione, adozione e approvazione del Piano Urbanistico Generale (PUG), la predisposizione e adozione del Piano Urbano di Mobilità Sostenibile (PUMS).


Tutti questi motivi congiuntamente IMPONGONO di dotare quanto prima la Città di strumenti adeguati di governo del Territorio, che possano consentire di attuare in tempi rapidi gli articolati e innovativi atti di indirizzo regionali emanati negli ultimi 15 anni, che trovano nei principi sopra richiamati la loro struttura concettuale, programmatica e normativa; dotarsi di un PUG e di un PUMS, a puro titolo di esempio, consente di utilizzare tutti gli strumenti di facilitazione attuativa che la normativa regionale permette (la perequazione, il credito urbanistico) e realizzare progetti concreti attraverso le innumerevoli forme di finanziamento a cui attingere (destinate solo ai comuni dotati degli strumenti di governo del Territorio di nuova concezione, conformi alla leggi regionali emanate negli ultimi anni).


Ovviamente bisognerà coordinare le azioni affinché il quadro conoscitivo, il documento di indirizzo e lo scenario progettuale del PUMS o del PUG possano costituire un punto di riferimento univoco per entrambi i piani, con l’obiettivo di pervenire ad una piena integrazione tra modelli di sviluppo urbano e mobilità sostenibile nella prospettiva di un innalzamento della qualità della vita nella Città.


Nelle more dello svolgimento di tutte le fasi che portano all’approvazione dei piani su menzionati, risulta di fondamentale importanza strutturare l’azione amministrativa e l’organizzazione degli uffici comunali per favorire in tempi rapidi l’immediata possibilità, da parte del Pubblico e del Privato, di utilizzare al meglio tutte le opportunità normative e finanziarie messe in campo e legate al Green New Deal, al programma europeo Next Generation, alla green economy (ecobonus, comunità energetiche, efficienza energetica degli edifici) e al recentissimo Decreto Semplificazioni che offre innumerevoli possibilità di azione sulla riqualificazione dell’esistente.


L’azione di immediata ricaduta positiva anche sull’economia della Città, andrebbe regolata in modo che le singole attività non contraddicano né precludano la visione strategica complessiva, ma la possano viceversa rafforzare delineando sin da subito gli obiettivi di lunga durata.

In tutti i casi è evidente come l’approccio strategico richieda una reale interazione sociale e come questa debba essere praticata attraverso processi partecipativi, intendendo la partecipazione quale risorsa fondamentale per garantire la trasparenza delle scelte e la realizzabilità stessa del Piano Urbanistico Generale e degli altri strumenti messi in campo.

Ricadute potenziali sulla qualita’ degli spazi e sulla vivibilità

Attraverso la duplice azione di breve e medio/lungo termine (processi di lunga durata e azioni immediate) sarà possibile:

  • dare avvio ad un grande piano di riqualificazione urbanistica della Città, fondato sui principi del contrasto al consumo di suolo (pur nel rispetto dei diritti acquisiti derivanti dal PRG vigente), della rigenerazione delle aree centrali e periferiche degradate, della riqualificazione dei margini urbani, della valorizzazione dei contesti rurali; la fase, attraverso il PUG, di adeguamento al PPTR, consentirà di individuare aree pregiate per aspetti naturalistici o culturali (Parchi rurali) da rendere oggetto di tutela e valorizzazione (a puro titolo di esempio, il tracciato urbano e extraurbano del fiume Aveldium, l’enclave della Locazione di Andria e delle sue testimonianze -tratturi e poste di transumanza -, le  aree archeologiche di Monte Santa Barbara e Monte Faraone, Santa Croce e il sistema dei lagnoni afferenti, i geositi, le lame, i boschi residuali); tali  obiettivi saranno orientati da una visione non “campanilistica” ma capace di generare interazioni con l’area vasta e i comuni limitrofi, in uno scambio di esperienze sinergiche e di reciproca ricaduta positiva;
  • dare nuovo valore alla capacità del settore edilizio e artigianale che contraddistingue la nostra Città, creando opportunità, incentivando il recupero urbano ed edilizio ed utilizzando al meglio tutte le opportunità offerte dall’applicazione delle vigenti norme nazionali e regionali;
  • affermare la mobilità alternativa attraverso la redazione di un Piano Urbano di Mobilità Sostenibile, strettamente connesso al Piano Urbanistico Generale e predisposto in modo da cogliere tutti gli obiettivi strategici e operativi prescritti dalle Linee Guida Regionali;
  • rafforzare le reti ecologiche considerando prioritariamente le componenti della Rete Ecologica Regionale individuate dal Piano Paesaggistico Territoriale Regionale e valorizzare la posizione di Andria, polo mediano dei collegamenti tra la Murgia, il Castel del Monte e il mare;
  • valorizzare nello specifico il paleo alveo e le aree attigue del fiume Aveldium e delle lame afferenti (lagnoni Santa Croce e lama di Santa Margherita), sistema particolarmente idoneo per creare un asse di mobilità ciclo pedonale, per ricavare aree verdi già pianificate, per attivare nelle parte a monte del centro urbano un progetto di forestazione urbana (parco CO2) e nella parte a sud un grande parco agrario in cui favorire il reinserimento degli orti produttivi;
  • sottrarre il Centro Storico ad un inarrestabile e progressivo degrado edilizio e sociale, attraverso un piano straordinario per il risanamento e riutilizzo a fini abitativi di interi comparti edilizi soggetti a continui crolli e contestualmente garantire adeguati servizi ai residenti e rilanciare le attività commerciali e culturali.

La visione di Città, per diventare realtà, necessita in via prioritaria di una robusta e organizzata struttura amministrativa, capace di attuare gli orientamenti politici attraverso il dialogo tra i diversi settori della pubblica amministrazione, attraverso la formazione costante del personale comunale e attraverso la digitalizzazione dei servizi a beneficio dei cittadini.


Si può fare.


ADESSO!

OPERE PUBBLICHE E BENI COMUNI

Andria ha voglia di futuro.


Ed esige rispetto per se stessa.


Questi concetti passano dalla valorizzazione delle opere pubbliche esistenti comprendendo che esse sono un centro di profitto e non di costo per la Comunità. Passano altresì, dall’importanza di salvare ampie zone degradate dall’incuria, dall’abbandono e dal tempo.


La prossima amministrazione dovrà costituire un tavolo di progettazione permanente perché questa Città non ha più un parco progetti; il che significa non poter accedere a bandi strategici né raccogliere opportunità economiche extracomunali.


Le opere pubbliche esistenti, tutte derivanti dal passato e scarsamente custodite e gestite dalla precedente amministrazione di centro-destra, devono essere ripensate con il nuovo disegno di Città, tanto da dover essere sottoposte, lì dove occorrerà, ad operazioni di riqualificazione e riuso al passo con i tempi e con quelle che sono le cogenti necessità degli andriesi.


Non dovranno essere tralasciate forme innovative di valorizzazione di immobili e aree urbane, attraverso il moderno urbanismo tattico.


Il tactical urbanism, nel suo termine inglese, è una metodologia applicabile alla progettazione e riqualificazione degli spazi pubblici.

Progetti a breve termine e a basso costo per dare nuova vita a spazi e luoghi degradati, rendendoli accattivanti visivamente, tanto da destare senso di rispetto. Soluzioni creative che hanno lo scopo di migliorare aree pubbliche ed edifici pubblici, per renderli più utili e piacevoli per chi li vive e li usa.


Anche i Beni Comuni devono rappresentare un valore aggiunto per una Comunità ferita dal degrado dilagante che, a volte, li rende teatro di barbarie.


L’amministrazione dovrà farsi carico di un piano di monitoraggio costante dello stato degli edifici e intervenire all’occorrenza, soprattutto in forma preventiva, per evitare condizioni di irreversibile incuria.



Beni comuni sono le strade, gli arredi urbani, gli impianti di illuminazione, gli spazi di aggregazione.


Dal confronto quotidiano con i cittadini e dall’ascolto delle loro istanze è emerso che gli andriesi, prima ancora delle grandi opere, prima degli imponenti progetti che si avviano e che non vengono mai ultimati in tempi certi, più che mai in un momento storico così delicato per il nostro Comune dal punto di vista economico, prima ancora delle rivoluzioni urbane, vogliono vedersi garantito il quotidiano, l’ordinario, tutto ciò che rappresenta il bene comune.


Ruolo importante rivestirà la Multiservice, società municipalizzata.


Dovrà essere ri-organizzata, resa competitiva attraverso un nuovo e sostenibile piano industriale, valorizzata per le sue potenzialità.


Andria dovrà puntare molto su di essa, rendendola braccio operativo di quella necessaria quotidianità da garantire, manutenere, custodire. Nell’interesse dei cittadini e del loro diritto al decoro urbano.


In questo ambito programmatico più che mai, trova pieno senso l’amministrazione condivisa.


Ente locale e cittadini insieme per il raggiungimento di un obiettivo comune: garantire decoro a tutto ciò che è pubblico, intervenendo tempestivamente tutte le volte in cui lo scarso senso di responsabilità e la scarsa attenzione amministrativa rischiano di danneggiare l’intera Comunità.


Questo atteggiamento, di per sè virtuoso e stimolante, non può essere solo preteso dall’amministrazione che deve fare la sua parte fino in fondo; deve ricadere anche sull’alto senso di responsabilità di ogni singolo andriese perché un Bene si qualifica “comune” in quanto è di tutti, spetta a tutti prendersene cura.


Rispettarlo e vigilare su di esso.


Faremo un patto di cittadinanza: approveremo un regolamento innovativo da adottare immediatamente per la cura e la rigenerazione degli spazi pubblici urbani con il coinvolgimento dei cittadini, che così diventeranno parte attiva nella gestione delle aree e dei luoghi comunali.


Chiederemo aiuto ai privati per sostenere progetti culturali e sociali, promuovendo iniziative pubblico-privato anche per la realizzazione di opere pubbliche, contenitori culturali e per la loro gestione.


Ecco che il modello pubblico-privato, filo conduttore di tutti gli ambiti di intervento della prossima amministrazione, torna pure in materia di opere pubbliche e beni comuni.


Accanto al riuso e riqualificazione del patrimonio esistente, che necessiterà anche di un piano reale di valorizzazione ed eventuale dismissione dei beni di proprietà comunale, la nuova amministrazione, ovviamente, non potrà prescindere dall’idea di dotarsi, ove economicamente possibile, di nuove opere strategiche.


Tra tutti il teatro comunale, per esempio.


Perché un presidio stabile di cultura è un investimento a tutto tondo. Ne siamo convinti.


Così come siamo altrettanto convinti che il fermento economico della Comunità Europea e del post Covid siano occasioni da cogliere ed appuntamenti a cui arrivare preparati.


Con progettazioni competitive, attraenti, conferenti alla città che evolve.


Progettazioni che vanno pensate e armonizzate nel concetto di Città del domani.


ADESSO!

icon13.1

TURISMO, AGRICOLTURA 3.0 E COMMERCIO

Ci sono tanti buoni motivi per pensare ad Andria come a una Città ad “alto potenziale turistico”.

 

I primissimi sono di ordine storico e simbolico, essendo rappresentati dall’ingente patrimonio architettonico e paesaggistico offerto da insediamenti come Castel del Monte, l’invidiato monumento effigiato sull’Eurocent, le numerose Chiese rupestri presenti in Città e il ragguardevole lascito culturale e antropologico costituito dalla rete tratturale che innerva l’intero territorio murgiano compreso nei confini comunali.

 

I motivi che si stagliano sullo sfondo, invece, sono le opportunità di crescita e di costituzione di una rete virtuosa che alimenti altrettanto importanti circuiti di sviluppo, come l’agricoltura di qualità e il commercio.

 

Il valore aggiunto generabile da una messa a sistema dei tre mondi è un motore energetico e pulito che, da solo, potrebbe avere la capacità di innescare la nascita di un brand territoriale che collochi, nelle orbite internazionali che merita, una zona ancora troppo poco conosciuta.

 

Gli ingredienti per esplodere e divenire Città europea del Turismo, ci sono tutti: lo dimostrano i cospicui flussi di visitatori, gli eventi potenziali, la rete di micro iniziative, la meraviglia dei turisti davanti alle nostre bellezze.

 

Ognuno di noi sperimenta questa condizione, insieme alla consapevolezza dei limiti, primo fra tutti la mancanza di un sistema territorio che attrae, promuove, accoglie in sicurezza e con cura.

 

Da sud verso nord, dal monte verso il mare: 12.000 ettari di territorio comunale ricadenti nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con il suo straordinario patrimonio naturalistico e paesaggistico costellato di testimonianze della cultura agropastorale e di una fitta rete di sentieri pedonali e per mountain bike; un Parco che incastona una perla di assoluto valore simbolico, architettonico e culturale, il Castel del Monte, sito UNESCO di riconosciuto interesse internazionale.

 

E poi il corpo centrale della Locazione di Andria, una delle 23 terre fiscali della Regia Dogana aragonese, con le poste, jazzi, cisterne, siepi a secco, pascoli e mezzane (ancora esistenti e riconoscibili) che testimoniano cinque secoli di organizzazione territoriale basata sul pascolo transumante; i quattro percorsi tratturali che attraversano il territorio parallelamente alla linea di costa, tra cui uno coincidente con la via Appia Traiana, facente parte dei grandi cammini storici d’Italia di cui è favorito il recupero a fini turistici.

 

Il tracciato in attraversamento della via Francigena e la fitta rete dei sentieri e dei percorsi collegati; la presenza ai limiti settentrionali del Parco della Green way dell’acquedotto pugliese, una delle principali ciclovie europee inserita in numerosi programmi di implementazione del cicloturismo; la struttura idrogeomorfologica del territorio, con le tante lame (paleo torrenti) che connettono la Murgia al mare Adriatico, tra cui spiccano il fiume Aveldium (in parte regimentato e conosciuto come ‘canale Ciappetta-Camaggio’) e la lama Santa Maria, che lambisce lo splendido complesso monumentale della Madonna dei Miracoli e annesso convento; i siti archeologici di Monte Santa Barbara e Monte Faraone; il centro della Città con i tanti conventi, palazzi e chiese (anche rurali), tra cui di assoluto valore è la Chiesa di Santa Croce dei Lagnoni, che custodisce un ciclo di affreschi che gli esperti ritengono giustificare un apposito viaggio in Puglia; lo straordinario patrimonio del Museo Diocesano, che custodisce capolavori di assoluto pregio artistico…

 

Tutto ciò circondato da uno dei paesaggi agrari meglio conservati dell’intera nazione, fonte ineusaribile di prodotti agricoli e agroalimentari richiesti in tutto il mondo; e le masserie, le aziende agricole, i frantoi, le cantine, le produzioni di qualità, la ristorazione eccellente e con proposte all’avanguardia, il patrimonio immateriale e altro, tanto altro ancora!

Infine, la posizione strategica di Andria, prossima alle grandi vie di comunicazione, polo mediano tra la Murgia e il mare, vertice della grande organizzazione territoriale reticolare (definita da triangoli con i lati coincidenti con strade intercomunali e vertici coincidenti con le città costiere o interne)  che contraddistingue il nord barese.

 

Come è possibile che con tutti questi elementi di interesse e di per sé stessi fortemente attrattivi, non si sia ancora sviluppato un vero e proprio processo di incoming turistico durevole e virtuoso?

 

Siamo consapevoli che il turismo è un mondo in costante movimento che deve promuovere sviluppo e opportunità per ognuno, facendo crescere le occasioni per le aziende e mettendo a frutto i valori  materiali, ambientali e storici.

 

In tema di valutazione, il territorio ha tutte le potenzialità di rivelarsi all’esterno e dispiegare il proprio appeal: l’Alta Murgia è un ambito oggetto di una costante azione di salvaguardia (anche in virtù del Parco Nazionale omonimo); le città sono già disposte in rete; la vicinanza al mare gioca in favore di un’attrattiva completa; storia e cultura, qui più che altrove, descrivono un tracciato coerente e tutto da scoprire; clima e ambiente sono da considerarsi sicuramente favorevoli; il rapporto gastronomico ed enoico raccontano una suggestione tra le migliori possibili al mondo.

 

La prossima amministrazione deve agire sulla divulgazione e conoscenza dei luoghi e degli aspetti di interesse, che spesso non sono riconosciuti e valorizzati nemmeno dagli stessi andriesi.

 

Deve agire non solo per garantire la sicurezza ma anche la pulizia, a partire dalle campagne; condizioni fondamentali soprattutto per un territorio vocato per il turismo escursionistico e cicloturistico.

 

C’è un bisogno vitale che questa terra sia percepita come sicura e accogliente, ma così non è ancora.

 

Per fare rete anche in questo senso, c’è estremo bisogno di una collaborazione tra comunità, istituzioni e forze dell’ordine che lavorino di concerto nel garantire la condizione principe dello sviluppo turistico: la sicurezza e la convivenza.

 

Questi i cardini di un impegno che produrrà una ricaduta senza precedenti sull’intera Comunità ed oltre.

 

Non si può, infatti, più limitarsi a pensare solo a piccole opportunità circoscritte; si deve aprire uno scenario importante che abbracci gli investimenti alla sicurezza, la difesa ambientale, la creazione di un brand e la promozione delle eccellenze territoriali, la formazione e il coinvolgimento dei visitatori nelle esperienze della nostra cultura materiale, facendo del territorio una destinazione di benessere, cultura, esperienza, relax.

 

Un apporto innovativo dovrà essere costituito dalla valorizzazione delle reti ecologiche che, partendo dalle aree ricadenti nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, le recuperi in stretta connessione con il sistema idrologico del territorio.

 

Il fiume “Aveldium” (canale Ciappetta-Camaggio, corso di acqua che attraversa ancora la Città) ben si presta ad un piano urbano di realizzazione di nuove aree verdi e orti urbani, estendendo l’interesse alle lame che collegano la Murgia al mare (turismo ambientale, eco-sostenibile).

 

La nuova amministrazione dovrà facilitare i collegamenti intercomunali, promuovere itinerari storicamente consolidati (ad esempio la via delle edicole e votive, da Canne della Battaglia alla Madonna d’Andria, passando per Montaltino).

 

Andria Città del Turismo non potrà prescindere dalla rivalutazione (con gli stakeholder attivi, come il Parco e il Gal “Le Città di Castel del Monte”) dell’area di Montegrosso, quale porta ideale di accesso al Parco stesso.

 

Il cammino delimitato dalla strada mediana di Castel del Monte, manufatto dal grandissimo pregio paesaggistico, condurrà inevitabilmente all’organizzazione e alla riqualificazione delle infrastrutture già esistenti (Centro Ricerche Bonomo, aree parcheggio, punti di informazione turistica) ed alla creazione di connessioni in cui la Città di Andria rappresenti un polo mediano dei collegamenti tra la Murgia ed il mare Adriatico.

 

Il visitatore attratto dal maniero dovrà trovare percorsi turistici integrati (centro storico, chiese rupestri, patrimonio pittorico, artigianato locale, fornaci, prodotti enograstronomici, città sotterranea, museo dell’olio, rete del commercio, eventi culturali, rete dei tratturi, poste di transumanza, aree archeologiche, sistema dei lagnoni, geositi, boschi residuali), tali da indurlo a non essere un turista veloce, di passaggio (mordi e fuggi).

 

Stante la condizione di ristrettezza economica e nelle more di una ristrutturazione sistemica dell’apparato turistico, la nuova Amministrazione punterà al consolidamento di tutte le esperienze già presenti e operanti nel settore (associazioni, curia, organizzazioni, professionisti, ristoratori, commercianti), attraverso un patto di collaborazione tra pubblico e privato.

 

Non dimentichiamo che turismo vuol dire occupazione, soprattutto per le nuove generazioni, già pronte a recepire le opportunità legate a un circuito tutto da disegnare (turismo sostenibile), interpretare e promuovere (cultura è turismo; ambiente è turismo; decoro urbano è turismo; viabilità sostenibile è turismo; vivibilità è turismo; manutenzione è turismo).

 

* * * * * * *

Andria è una Città a vocazione agricola e deve fare di questo la sua risorsa, affermandone il primato.

 

Le scelte politiche più importanti che riguardano l’agricoltura, vengono assunte in sede comunitaria.

 

Tuttavia, in ambito locale, si devono intraprendere iniziative e misure che oggettivamente possano incidere sulla ripresa del settore agricolo ormai in crisi da svariati anni.

 

Priorità del Comune sarà quella di avviare tutte le azioni tese alla promozione delle produzioni tipiche del nostro territorio, mediante attività strategiche cha incoraggino la fiorente imprenditoria giovanile e facilitino le condizioni di creazione di aziende efficienti, dinamiche, disposte all’innovazione, pronte al recepimento degli aiuti comunitari, ma anche specializzate nelle produzioni tipiche e di qualità.

 

Sarà particolarmente stretto il rapporto di collaborazione che l’amministrazione instaurerà con le associazioni di categoria più rappresentative; un rapporto che si dovrà necessariamente tradurre, per l’amministrazione, nel recepimento di ogni utile suggerimento proveniente dalle stesse.

 

Altra priorità dell’amministrazione sarà non solo quella di tenere la rete stradale rurale e interpoderale in buono stato di manutenzione, ma anche di assumere ogni iniziativa utile e necessaria per la realizzazione di interventi migliorativi sugli acquedotti rurali al fine di risolvere i problemi di approvvigionamento idrico nelle campagne.

 

La nuova amministrazione dovrà farsi carico, attraverso i suoi alti rappresentanti istituzionali, di esercitare una costante pressione sul governo centrale affinché maggiore attenzione sia data all’agricoltura in generale, considerata l’alta valenza della stessa per la nostra Città e per il nostro territoriov

 

In un quadro di innovazione verde, caratterizzato dall’imperativo di costruire una città sana, pulita e sostenibile, giocano un ruolo determinante le piccole imprese agricole innovative, quelle che, per comodità, sono definite imprese 3.0.

 

Esse abbinano alle buone prassi aziendali tradizionali, anche una visione smart del futuro, al passo con l’innovazione tecnologica e la comunicazione evoluta. Ci sono numerosi esempi di piccole aziende agricole di famiglia tramandate da genitori e nonni alle generazioni più giovani.

 

Esse si sono adeguate alle nuove prassi produttive e commerciali; hanno scoperto e valorizzato le possibilità offerte dall’universo del Social Media Marketing; hanno proposto modelli di sostenibilità che, di fatto, hanno rigenerato l’intero impianto aziendale.

 

Queste aziende dalla visione innovativa sono modelli per schiere di giovani imprenditori, molti dei quali di rientro da esperienze di studio o lavoro all’estero che hanno deciso di puntare sul territorio, come una scommessa da vincere a tutti i costi. In molti casi, queste sfide si sono trasformate in storie di successo con trend elevati di crescita potenziale.

 

Per replicare queste vicende virtuose, occorre predisporre una strategia fatta di interventi concreti, immediatamente cantierizzabili: allestendo un pool di esperti che non si occupi solo e soltanto di istruire le pratiche di finanziamento, ma che accompagni le giovani imprese in un cammino di posizionamento sul mercato e di orientamento dell’offerta; promuovendo la creazione di un incubatore in uno dei luoghi simbolo della Città, tra i tanti abbandonati all’incuria e pronti a sancire un riscatto dell’intera popolazione andriese.

 

Andria città dell’agricoltura punterà su azioni di cooperazione tra enti (Comune, Provincia, Regione, Governo, Comunità europea) e operatori privati, per avviare esperienze di agricoltura sociale e civica (per esempio giardini e orti condivisi; progetti intergenerazionali di cittadinanza agricola attiva ed ecosostenibile).

 

************

 

Discorso analogo merita il commercio, settore che risente delle fortissime limitazioni subite durante il lockdown deciso dal Governo per l’emergenza Covid-19. Il più importante passo in avanti, per creare le condizioni stabili di un rilancio del tessuto commerciale cittadino è la creazione di un tavolo permanente di confronto con le categorie produttive, attraverso l’attivazione dei Comitati di strada o di piazza.

 

Successivamente, sarà di fondamentale importanza verificare la possibilità di creare zone di continuità commerciale, che proponga una rivoluzione negli orari di apertura e favorisca un’intensificazione delle attività anche nei momenti meno trafficati della giornata andriese.

 

Ciò permetterebbe un’ottimizzazione dei tempi di apertura dei pubblici esercizi, un conseguente risparmio energetico notevole (andando ad incidere sulle ore-luce della fascia intermedia della giornata), ed un adeguamento ad una visione più moderna ed europea della gestione commerciale della Città.

 

Più che strategica sarà la facilitazione dell’aggregazione e dell’associazionismo tra gli esercenti, cercando di promuovere specifiche misure di sostegno alle attività comuni (dalla creazione e sostegno delle iniziative di spettacolo ed animazione agli sportelli dedicati) ed alla cura comune e responsabile dell’arredo urbano ecosostenibile.


Il dialogo con le associazioni di categoria, che recentemente ha portato all’istituzione del distretto urbano del commercio, dovrà essere potenziato per favorire l’apertura di nuove attività commerciali attraverso incentivi e agevolazioni (specie nei contesti più marginali) e promuovere una riqualificazione delle aree mercatali, affinché possano integrarsi progressivamente in una strategia più ampia di branding come accaduto in altre realtà italiane ed europee.

 

Imperativo imprescindibile per generare fiducia negli operatori commerciali rispetto all’attività propulsiva dell’amministrazione, dovrà essere la semplificazione burocratica nella sua interezza.

 

Turismo, agricoltura e commercio da potenziare, per innescare percorsi economici virtuosi e di ricaduta occupazionale.

 

Si può fare.


ADESSO!

SPORT

Per tanti anni considerato la cenerentola delle attività comunali, lo Sport ha il diritto/dovere di porsi come un’autentica medicina contemporanea, una ricetta antica per vivere la socialità e lo sviluppo dell’individuo in maniera armonica, abbattendo i pregiudizi, aiutando la crescita emotiva di giovani e meno giovani e prevenendo anche fenomeni come bullismo e microcriminalità.


Promuovere la pratica di tutte le discipline, in ogni età del cittadino, senza privilegiarne alcuna, sarà una priorità per una Comunità che desidera restare in buona salute.


L’unica parola realmente intraducibile nella nostra lingua indica la più potente medicina sociale, somministrabile a chiunque abbia come obiettivo il mantenimento di un efficace equilibrio psicofisico.


Ma non è tutto: lo sport rappresenta un autentico vaccino contro le dipendenze patologiche e contro il degrado sociale.


Motivo per il quale la città di Andria ha la necessità stretta di identificare una via da percorrere, una visione dello sport che non si limiti alla gestione ordinaria delle attività seguite da una maggioranza relativa della popolazione.


Andria deve mettersi in movimento, applicando i termini di una metafora efficace contro ogni possibile deriva socio-sanitaria.


La situazione, fotografata al presente, evidenzia uno squilibrio tra il numero di praticanti delle tante discipline anagrafate in città (calcio, atletica, sport di combattimento, sport di squadra, nuoto, tennis ecc..) e la disponibilità delle strutture ad accogliere atleti e/o amatori nelle declinazioni indoor come outdoor.


Principale ostacolo è la gestione degli spazi medesimi, sia dal punto di vista economico-finanziario (rette orarie sempre più costose, adempimenti sempre più onerosi, costo del personale di vigilanza e manutenzione), che dal punto di vista strettamente organizzativo (turnazioni negli impianti, regia del calendario degli appuntamenti).


L’unica risposta efficace a queste emergenze resta la collaborazione stabile tra ente comunale e società, attraverso le forme della democrazia partecipativa.


Esiste, in primo luogo, un livello base di organizzazione del benessere sportivo, come è ampiamente dimostrato dagli esperimenti condotti nelle città del nord Europa: la sistemazione del verde cittadino e delle piste ciclabili, in tutta evidenza, esprime chiaramente una forma essenziale di attenzione alla capacità di ri-attivazione nella popolazione sedentaria, poiché questi due interventi costituiscono, da un lato, un incentivo alla mobilità sostenibile ed alla limitazione dei fattori inquinanti in ambiente urbano, dall’altro, stabilizzano le condizioni di sicurezza di un ambiente idoneo alla pratica sportiva, migliorando indiscutibilmente la condizione fisica degli atleti e riducendo il costo sociale della spesa sanitaria.


I livelli successivi, come già accennato, non possono prescindere dalla cooperazione tra le agenzie educative: le interconnessioni tra etica, rispetto per l’avversario e delle regole, se adeguatamente trattate in ambiente scolastico, ad esempio, favoriscono la scelta di una disciplina da seguire, oltre che rappresentare lo starter per l’individuazione della disciplina medesima.


Una volta incanalato nella consuetudine della pratica specifica, poi, il soggetto a rischio devianza è accompagnato adeguatamente dallo staff attivo nelle agenzie per verificare che non si generi una sorta di burn-out indotto dallo stress per la pratica.


Un capitolo a parte merita l’organizzazione del ramo assessorile (o della delega) che si occuperà di seguire l’attuazione delle politiche sportive: esso, in mancanza di dotazioni economiche sufficienti a sostenere tutte le attività prevedibili, deve essere pronto a svolgere la funzione di coordinamento e di programmazione degli interventi, governando la realtà sportiva in accordo con il mondo sportivo, avendo sempre come punto di riferimento la realtà pubblica e privata, essendo quest’ultima parte integrante e imprescindibile della pianificazione strategica.


Ciò significa che, nell’esercizio di un legame debole finanziariamente, il Comune assume l’impegno di sostenere la creazione di una rete stabile e duratura, costituita dalla base dei praticanti e generando, in tal modo, una potente azione di regia e di garanzia per tutti i soggetti aderenti.

La formula ideale, a questo punto, potrebbe essere la costituzione di una fondazione sportiva, attraverso la quale dialogare con le federazioni e imbastire un’interlocuzione anche con il Ministero, per appositi progetti educativi e contro la devianza.


Da questa organizzazione puntuale discende la necessità di aprire all’iniziativa privata, sotto forma di project financing, un canale di dialogo dal quale assumere vantaggio per la cittadinanza.


L’intervento del privato, tuttavia, non deve discostarsi da principi etici, quali, ad esempio, la tutela delle possibilità di accesso alla pratica sportiva ai soggetti atleticamente meritevoli e a quanti, in situazione di disagio, si rivolgano alla pratica sportiva come ad un cluster di funzioni terapeutiche.


A questi soggetti deboli, attraverso apposite formule di sostegno (bonus sport), vanno estese le maggiori garanzie atte ad assicurare accesso e continuità di assistenza (borse sportive, stage).


La nuova Amministrazione dovrà necessariamente misurarsi con la carenza di strutture sportive pubbliche e con l’impellenza di riattivare ed implementare quelle non più fruibili (piscina comunale, stadio Sant’Angelo dei Ricchi, pista di pattinaggio) e di migliorare quelle utilizzabili (palazzetto dello sport, stadio comunale, palestra verde, campo della villa comunale).


La progettazione a lungo termine dovrà concentrarsi sull’intercettare fondi specifici per la realizzazione di nuovi contenitori sportivi ma, nel breve termine, si utilizzerà lo schema della cooperazione tra operatori del settore, scuole, oratori e parrocchie, stilando protocolli d’intesa permanenti che vedano l’Amministrazione il soggetto facilitatore dell’interazione e gli addetti ai lavori i soggetti operativi nell’autogestione e conduzione degli spazi medesimi.


L’Amministrazione, che non sarà esentata dal supporto economico di base, dovrà coadiuvare gli operatori dello sport che, insieme ai fruitori, saranno i veri protagonisti di una Città in movimento, vivace e dinamica nella proposizione di attività e iniziative.

ADESSO!

Sicurezza urbana e legalità

Ogni Città si trova ad affrontare il problema della sicurezza nei suoi differenti aspetti: la violenza urbana e le altre forme di delittuosità e disordine, i comportamenti antisociali nello spazio pubblico, il senso di insicurezza legato sia alla criminalità che alle inciviltà.

 

La maggior parte degli esperti concorda sul fatto che le azioni necessarie per contrastare tali fenomeni debbano essere integrate e multidisciplinari.

 

Gli amministratori e le autorità di pubblica sicurezza, gli urbanisti, il personale responsabile della manutenzione e della gestione della Città, gli operatori sociali, i commercianti e, non meno importanti, i cittadini, sono tutti portatori di interesse e parte attiva di questo complesso processo.

 

Anche gli andriesi, a gran voce, chiedono di sentirsi sicuri in casa propria.

 

La nuova amministrazione, pertanto, punterà molto sul concetto di sicurezza urbana, integrata e partecipata.

 

Avrà come obiettivo quello di migliorarla, lì dove la si intende come “bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città” (cfr. art. 4 – legge 18 aprile 2017, n. 48), attraverso:

  1. prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio:
    • controllo e presidio del territorio da parte della Polizia Locale (polizia di prossimità);
    • potenziamento sistemi tecnologici di videosorveglianza;
    • attivazione di forme di coordinamento interforze (Patti per la sicurezza);
  2. coinvolgimento della cittadinanza:
    • sviluppo di reti di vicinato e prossimità (cittadini “sensori” di sicurezza in Città);
    • contrasto a ogni forma di abuso da parte della Polizia Locale e sostegno alle vittime di reato e di violenza;
    • condivisione dei risultati di monitoraggio e contrasto, posti in essere dall’attività della Polizia Locale;
  3. riqualificazione urbanistica:
    • interventi per accrescere la fruibilità/vivibilità dei luoghi pubblici (parchi, aree giochi, piazze);
    • misure di prevenzione situazionale (CPTED);
  4. eliminazione dei fattori di marginalità ed esclusione sociale:
    • politiche di inclusione e integrazione;
    • misure di sostegno contro la povertà e l’emarginazione;
    • mediazione sociale e dei conflitti;
  5. promozione della cultura della legalità:
    • campagne di informazione e sensibilizzazione sulla legalità, sui costi delle illegalità quotidiane;
    • promozione nelle scuole di attività di educazione al senso civico;
    • promozione della trasparenza nella PA.

 

Un ruolo centrale in tutto questo percorso è ricoperto dalla Polizia Locale. Una Polizia Moderna sia per concezione che per azione. A fianco del cittadino, sempre.

 

Con una maggiore efficienza attraverso specifiche azioni:

  • potenziamento dell’organico;
  • dislocazione dei presidi;
  • ammodernamento dei mezzi e dei sistemi di sorveglianza;
  • formazione professionale continua.

  

La Sicurezza urbana è da intendersi anche come bene comune, con riguardo anche al decoro e vivibilità della Città.  Pertanto sarà opportuno:

  • tutelare la dignità della donna, dei bambini, degli anziani e delle fasce deboli (soggetti spesso a violenza e/o abbandono)
  • riqualificare e recuperare le aree o i siti più degradati.

 

Una Città virtuosa deve promuovere anche la sicurezza integrata, attraverso:

  • scambio informativo tra forze di polizia presenti sul territorio;
  • maggiore interconnessione, a livello territoriale, tra le sale operative della polizia locale e quelle delle forze di polizia, nonché la regolamentazione dell’utilizzo in comune di sistemi di sicurezza tecnologica per il controllo delle aree e attività soggette a rischio;

creazione di canali informativi veloci tra i cittadini e le forze dell’ordine, sfruttando i social esistenti e il controllo di vicinato.

 

L’insicurezza diminuisce se aumenta la fiducia nelle forze dell’ordine.

Saranno quindi agevolate le politiche di sensibilizzazione ed informazione dei cittadini attraverso percorsi diretti alla conoscenza e alla prevenzione.

 

Non da ultimo, una Città che vuole essere più sicura deve investire sulla Cultura della Legalità intesa non solo come rispetto delle leggi, delle persone, della coesione sociale bensì come consapevolezza che la propria sicurezza passa attraverso quella della comunità tutta.

 

Si può fare.

ADESSO!